| Come Kato, muore nel Gp. |
Il weekend sammarinese di motomondiale, di cui raramente ci occupiamo, non ha potuto essere una festa. L'evento si è tradito con la sua pericolosità e trasformato nel più feroce dei drammi.
Lo strumento della passione, la moto, ha ucciso chi così giovane viveva per essa e grazie ad essa era diventato qualcuno: Shoya Tomizaka, giapponesino di soli 19 anni che dopo 12 giri del maledetto gp del "Santerno" è caduto ad oltre 300 km orari venendo travolto e spezzato sotto una moto che accorreva con altrettanta inesorabile velocità.
La gravità della collisione è stata subito chiara: il pilota nipponico perde il controllo della sua Suter Mmx e Alex De Angelis e Scott Redding non hanno nemmeno il tempo per tentare di evitarlo.
Il corpo del centurione del "sol levante" scivola via esanime sulla pista della riviera ormai non più padrone di sè. "The show must go on" e l'auspicabile bandiera rossa non si alza.
L'unica gara che va avanti è quella per salvare la vita dello sfortunato ragazzo dai sogni infranti: andato in coma, nell'ospedale di Riccione gli vengono riscontrate le fratture craniche e toraciche che si sommano alle numerose emorragie interne. Ci vorrebbe un miracolo; ma il Gran Premio della sua vita è perso alle 14.19.
E l'annuncio arriva in tv dalla voce attonita di Meda mentre il weekend di gare va avanti.
Il dottor Costa, medico della Clinica Mobile ed istituzione del suo mondo, rivela come fosse impossibile, nonostante il grande sforzo, salvare il pilota; mentre Rossi si domanda perché si sia lasciato andare avanti il gp.
Redding e De Angelis sono l'uno ferito non grave e l'altro illeso: loro potranno raccontare quest'incidente come un brutto episodio, mentre per il più sfortunato loro collega va la stima ed il ricordo di chi muore per il coraggio di inseguire la propria passione, anche ad una velocità così folle.
Lo strumento della passione, la moto, ha ucciso chi così giovane viveva per essa e grazie ad essa era diventato qualcuno: Shoya Tomizaka, giapponesino di soli 19 anni che dopo 12 giri del maledetto gp del "Santerno" è caduto ad oltre 300 km orari venendo travolto e spezzato sotto una moto che accorreva con altrettanta inesorabile velocità.
La gravità della collisione è stata subito chiara: il pilota nipponico perde il controllo della sua Suter Mmx e Alex De Angelis e Scott Redding non hanno nemmeno il tempo per tentare di evitarlo.
Il corpo del centurione del "sol levante" scivola via esanime sulla pista della riviera ormai non più padrone di sè. "The show must go on" e l'auspicabile bandiera rossa non si alza.
L'unica gara che va avanti è quella per salvare la vita dello sfortunato ragazzo dai sogni infranti: andato in coma, nell'ospedale di Riccione gli vengono riscontrate le fratture craniche e toraciche che si sommano alle numerose emorragie interne. Ci vorrebbe un miracolo; ma il Gran Premio della sua vita è perso alle 14.19.
E l'annuncio arriva in tv dalla voce attonita di Meda mentre il weekend di gare va avanti.
Il dottor Costa, medico della Clinica Mobile ed istituzione del suo mondo, rivela come fosse impossibile, nonostante il grande sforzo, salvare il pilota; mentre Rossi si domanda perché si sia lasciato andare avanti il gp.
Redding e De Angelis sono l'uno ferito non grave e l'altro illeso: loro potranno raccontare quest'incidente come un brutto episodio, mentre per il più sfortunato loro collega va la stima ed il ricordo di chi muore per il coraggio di inseguire la propria passione, anche ad una velocità così folle.
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