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giovedì 3 giugno 2010

Omogenitori. Per il bene della coppia o del bambino?!

Le adozioni sono un tema assai delicato da trattare già quando si parla di una coppia riconosciuta dalla società odierna per suo stato di fatto: il termine coppia secondo la natura prevede appunto che alla base del rapporto ci siano due membri di sesso diverso, solo così questi potranno formare una famiglia, come la metà dei votanti sottolinea in quella che non è un'opinione ma un dato di fatto.
La famiglia è un diritto riconosciuto dalla Costituzione Italiana la quale fortemente difende questa opportunità dei cittadini italiani, e lo fa senza alcuna discriminazione.
Dimostrazione evidente è il gruppo di leggi che permette ad esempio ad un genitore che in passato ha fatto uso di droghe il mantenimento della figliolanza quando questi sia definitivamente guarito dalla tossicodipendenza.
In quel momento questa persona ha pari diritti rispetto alla patria potestà poichè è in pari condizioni con qualsiasi altro tipo di genitore.

La rivendicazione da parte dei gay del diritto all'adozione non può essere ovviamente fondata sulla parità dei diritti, perchè in questo caso non vi è parità di condizioni.
Una coppia omosessuale deve ormai essere riconosciuta dall'odierna società, i cui atti discriminatori sono una vergogna verso una realtà ormai consolidata da secoli: l'omosessualità appunto. Essa però non potrà mai formare una famiglia vera e propria perchè nella famiglia esiste una madre ed un padre; non può questa formarsi su due gay o lesbiche. Queste persone non potranno mai avere la chance di riprodursi per vie naturali, eccetto casi in cui la donna ricorra ad una inseminazione artificiale.
Qui non è in dubbio la capacità d'amare da parte dei due membri della coppia omo; ma quella di garantire all'adottato una vita serena nella società. Pensiamo ad un bambino adottato che all'uscita della scuola venisse atteso dalla coppia o ad una qualsiasi situazione simile. Sarebbe oggetto lui di discriminazione; non la coppia omosessuale. Lui il non accettato. Lui in un contesto antinaturale; non i genitori omo.
Insomma questo è in fondo il motivo per cui molti omosessuali non vogliono poter adottare bambini. Perchè a questi bambini non vogliono garantire un'infernale vita nella società.
Per altro ad essi non potrebbe mai essere data una corretta visione etica della famiglia. Ed in questo caso, a differenza del matrimonio, non ci sarebbe una mera implicazione ecclesiastica o di convinzioni religiose.
Qui si tratta della formazione d'un essere umano nella civiltà e della possibilità di lasciarlo libero da un probabile condizionamento scentifico.

Ho attentamente curato qualche forum dove addirittura si fanno paragoni con coloro che restano senza padre o madre e finiscono in un orfanotrofio: ma com'è possibile tale paragone con la situazione del bimbo nella coppia gay?
E' improponibile la similitudine fatta poichè coloro che finiscono nell'orfanotrofio per le circostanze descritte comunque partono da una situazione di genitorialità che prevede due sessi; ovvero da un'armonia con la natura. Differentemente chi vive in una famiglia omosessuale, gay o lesbo, che sia, parte da una condizione già delineata di lacuna materna o paterna.
Le due situazioni se paragonate mostrano piuttosto un punto a sfavore delle adozioni per le coppie omo, dato che il bambino che finisce in orfanotrofio prova a vita un senso di mancanza della genitore perduto.

Certo appare ridicola la paura dei Pacs o Dico: ricorderete la polemica che scatenarono in Italia, con qualche forma di protesta che in realtà porta più al riso che alla riflessione (come dimostra la foto).
L'obbiettivo che queste pratiche avrebbero garantito sarebbe stato ben più ampio di quello temuto dai malpensanti. Il Pacs è una serie di atti che riconosce all'interno della coppia di fatto una parità di diritti, ed in questa accezione non si fa riferimento solo alle coppie gay; bensì anche alle coppie etero non unite in matrimonio. Persino può essere compresa all'interno di questa categoria una coppia non legata da intimo vincolo di famiglia, bensì da una lunga ed amichevole convivenza.

In altri paesi, molti dell'Unione Europea, comunque è consentita la pratica dell'adozione alla coppia omosessuale: nel Regno Unito, Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Stati Uniti, Israele, Islanda, Danimarca e Svezia.
In quest'ultimo paese scandinavo la pratica è consentita dal 2003, a differenza del territorio danese dove è stata solo recentemente approvata dal governo di Kobenhavn, ma le coppie omosessuali qui possono fare adozione solo del bambino cresciuto col partner che vive la relazione omosex (stepchild-adoption).
Questa particolare forma d'adozione è legale nella stessa Danimarca, in Germania e Norvegia.
Mentre per le adozioni fatte dall'estero la cosa si complica notevolmente perchè sono disponibili solo 20 bambini all'anno per queste coppie ed inoltre da ben pochi paesi: uno dei più disponibili è il Sud Africa.
Nel 2009 sono avvenute 650 adozioni da parte delle coppie omo; ma per queste i tempi d'attesa sono così lunghi che molte di più ogni anno devono rinunciare.

Io chiudo quest'articolo con la speranza che le coppie omosessuali possano unirsi in matrimonio (non in Chiesa per rispetto dell'Istituzione), poichè questo è un diritto che non viene attualmente loro concesso per un nostro costume religioso, nonostante non possa creare danni a nessuno; ma si deve mantenere un rispetto etico dello stato di famiglia previsto dalla natura che non può contemplare una genitorialità da parte di due omosessuali.
Non c'è dibattito su pari diritti che tenga per tale questione soprattutto perchè le adozioni, prima di riguardare gli omosessuali, riguardano il bambino.

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